venerdì, 09 maggio 2008
FISCHIO D’INIZIO


Oggi alle 17.30, presso il Caffè Letterario del Salone del Libro di Torino, Enrico presenterà insieme a Sergio Pent il nuovo romanzo L’inattesa piega degli eventi.
Nei prossimi giorni troverete in questo post i link alle prime recensioni e interviste (segnaliamo fin da ora per i frequentatori di emeroteche L’Unità del 5 maggio e La Stampa del 6 maggio, nonché il Corriere della Sera di ieri 8 maggio, dove figura una monumentale inserzione pubblicitaria a pagina 51).
Attesa segnalazione anche su Sportweek di sabato 10.
La partita è cominciata su ritmi sostenuti...






postato da enricobrizzi | maggio 09, 2008 09:15 | commenti (12)


venerdì, 18 aprile 2008
DOVE SONO ENRICO E I RAGAZZI?


Enrico e i ragazzi sono il 22 sera al festival della montagna di Trento con un grande reading in piazza e l’annuncio del viaggio che avrà inizio l’indomani.
Enrico e i ragazzi sono il 23, giorno di San Giorgio, patrono dei boy scout che furono, in viaggio verso Roma.
Enrico e i ragazzi, il 24, partono davvero verso sud, a piedi come al solito, e sperano di ricevere vostre notizie qui.



Questo blog resterà in silenzio fino al giorno 29 aprile, a una settimana esatta dall’uscita in libreria de L’inattesa piega degli eventi: quel giorno comparirà magicamente qui un link per scaricare e leggere con agio l’intro del romanzo, nominata appunto Roma, 5 maggio 1960.



postato da enricobrizzi | aprile 18, 2008 21:43 | commenti (60)


domenica, 13 aprile 2008
SCIOPERO GENERAZIONALE!

Bamboccioni di tutta Bologna, unitevi! Anzi, uniamoci! Non abbiamo nulla da perdere tranne le nostre catene, scese ormai fino a toccare terra.
Chiunque vinca le elezioni dovrà mettercela tutta: è tempo che un governo della Repubblica prenda atto della vera emergenza dei nostri tempi: la “Questione generazionale”. Alle attuali condizioni i nati negli anni Settanta non si affrancheranno mai dal precariato, non tanto lavorativo quanto esistenziale: niente certezze, pochi figli, molte ansie e frustrazioni. I nostri padri – quanti hanno fatto, o non fatto il ’68 – sembrano non rendersi conto della condanna che si prepara per l’intera società. Accumulano contributi per la pensione che noi non avremo, ricordano i bei tempi delle speranze di pace e giustizia, e intanto si blindano sempre più nell’idea che il poco o molto benessere raggiunto va difeso da indefinite forze del caos (Bin Laden, le truffe dei bond argentini, l’abbandono di Galleria Cavour da parte dei negozi storici).
Nelle società sane, il pensiero principale dovrebbe andare al futuro: che senso ha far studiare i propri figli per condannarli a guadagnare mille euro al mese fino a quarant’anni? E soprattutto che senso ha un padre pensionato enormemente più ricco dei suoi figli lavoratori?
A Bologna siamo abituati a non chiedere la carità a nessuno: non vogliamo misure speciali, assistenza o mutuo sociale. Aspiriamo solo alla possibilità concreta di realizzarci nel nostro lavoro, guadagnare quanto basta per poter pianificare un futuro, come è stato per i nostri genitori.
Se quanti ci governeranno non daranno retta a queste pacate richieste, servirà farci sentire con gli strumenti pacifici del dissenso democratico. Bologna chiama Italia: il primo sciopero generazionale è alle porte.

Enrico Brizzi
(Articolo apparso su Il Corriere di Bologna di oggi per la rubrica Ricognizioni)

postato da enricobrizzi | aprile 13, 2008 14:59 | commenti (59)


sabato, 05 aprile 2008

TANTO PER NON SMENTIRMI
L’ho fatto! Di nuovo!


Cosa vi dicevo? Il titolo si sceglie alla fine, e adesso che è veramente il momento decisivo, ho cambiato il nome al Ragazzo.
Non scherzo.
Dopo alcune considerazioni - non caddero vane le parole di chi scriveva su questo blog che "parevano due titoli", né certi accigliamenti di mia figlia C. al sentire la parola "guerra" - ho deciso che la nostra guerra è finita sul serio, e il titolo del libro che presenterò a maggio sarà semplicemente L’INATTESA PIEGA DEGLI EVENTI.
Questa volta è ufficiale, e sono felice come dopo una buona camminata.

postato da enricobrizzi | aprile 05, 2008 13:01 | commenti (35)


lunedì, 31 marzo 2008

LA NOSTRA GUERRA È FINITA!


Oggi alle quattordici e zerocinque scriveva definitivamente la parola FINE all’epilogo del romanzo La nostra guerra e l’inattesa piega degli eventi.
Ogni precedente punto di riferimento è stato dimenticato; ogni cabala è stata rispettata.
Seguiranno i tradizionali festeggiamenti inconsulti per le strade del quartiere.
...INCIPIT VITA NOVA!



postato da enricobrizzi | marzo 31, 2008 14:32 | commenti (27)


sabato, 22 marzo 2008

LA LISTA DELLE PRIORITA'
Può essere importante, alle due del mattino...


...trovare una buona colonna sonora per il penultimo capitolo. Questa è, come sempre, adattissima. Il finale con Pete posseduto mentre Roger impazza all’armonica, poi, è semplicemente da brividi.
A proposito, il titolo del romanzo sarà LA NOSTRA GUERRA E L’INATTESA PIEGA DEGLI EVENTI, e la prossima settimana vi faccio vedere la copertina. Buona Pasqua, aficionados!

postato da enricobrizzi | marzo 22, 2008 02:12 | commenti (14)


giovedì, 06 marzo 2008

DAI CAMPI DI PROVINCIA ALLE CURVE DI MEZZA EUROPA!
Ovvero da Cristiano Cavina a Nick Hornby

[di Paolo Bottiroli]


Passare da giocatore a semplice tifoso. È quello capita alla maggior parte dei ragazzi. A scalciare tra polvere e ghiaia fin dalle elementari, trascorrendo ogni domenica in un diverso campo di provincia, per trovarsi, una decina d’anni più vecchi, ad essere “semplici” tifosi, birra a portata di mano e, se va bene, una partita di calcetto ogni tanto.
Giocatore o tifoso, attore protagonista o spettatore: in un caso si compie direttamente l’azione, nell’altro la si osserva solo. L’entusiasmo, strano ma vero, può essere lo stesso.
Così, da un lato c’è la passione di Cristiano Cavina, che ci racconta la sua ultima stagione da esordiente nelle fila dell’AC Casola, piccola squadra proletaria, tenuta insieme da un profondo senso di amicizia, che se la dovrà vedere contro squadre di fighetti con le magliette nuove di pacca e la tuta sociale diversa di anno in anno.
Dall’altro, il trasporto di un Nick Hornby (Febbre a 90°), letteralmente innamorato di un vecchio Arsenal, al tempo meno vincente e più frustrato dell’Inter degli anni ’90...Ma forse, non servono anche queste disavventure per creare un amore profondo?
Così, se volete leggere due libri leggeri su un calcio diverso da quello raccontato dalle biografie dei grandi campioni, fatto di sconfitte e campi di provincia, dateci una letta!
E poi, potrete scommettere sicuri anche voi che Nick Horby sarà stato più felice per un pareggio insperato dei Gunners negli anni ’80 in un campo di seconda divisione, che per la vittoria di mercoledì sera a San Siro! Ché quando le cose vanno bene da anni, forse, si perde un po’ di gusto…

postato da paolobottiroli | marzo 06, 2008 15:42 | commenti (28)


lunedì, 03 marzo 2008
A.A.A. CERCASI ARUSPICE
(o domatore in grado di controllare l’inattesa piega degli eventi)


Hai un bel da sforzarti a stare calmo e sfogliare il catalogo Patagonia sognando di trovarti fra i boschi insieme a un pugno d’amici.
Se le cose si affannano ad accadere fitte come in questi giorni, alla partenza del 26 aprile manca ancora mezza vita.
Tanto per dire, c’è caso che sia spuntato il main sponsor per la Roma-Jerusalem.
E la revisione della prima parte del romanzo è ormai cosa fatta. A prezzo di veglie, controveglie e sbattimenti che se li vedessero coi loro occhi, il mestiere di scrittore finisce dritto nella tabella delle professioni usuranti, ma cosa conta? L’importante è che dalla materia informe e balbettante sta sorgendo una storia definita, con tutti i suoi personaggi e voci e colori.
(Qualcuno, già me lo vedo, mi accuserà di essere politicamente scorretto. Come sa chi mi segue dai tempi di Bastogne, non sarà un cruccio devastante).
Per fortuna amici mi hanno inviato lo splendido volume Subbuteo di David Tatarsky, ISBN editore, ed è bello sfogliarlo ripensando a quando la felicità era racchiusa in un manifesto che racchiudeva centinaia di divise da calcio di tutto il mondo.
Un giusto diversivo rispetto a Ethiopian patriots, L’impero africano del fascismo e il dettagliato The italian invasion of Abyssinia della serie OspreyMen-at-arms...
Chi volesse sapere cosa lega la mitologia del calcio alle ex colonie italiane in Africa, troverà interessante il racconto di quest’uomo coraggioso.
Altrimenti, potete sempre leggere il mio CV da narratore on the road...

postato da enricobrizzi | marzo 03, 2008 19:36 | commenti (16)


giovedì, 21 febbraio 2008
SLOW DOWN
Abbassare la velocità di crociera


“Rallentare per vivere meglio”. L’invito a prendere la vita con la giusta calma parte da New York: sull’estuario del fiume Hudson, dove le luci non si spengono mai, fra il 25 e il 27 febbraio si terrà il secondo Festival mondiale della lentezza.
Oltre al successo di incontri, workshop e conferenze sul tema, gli organizzatori si auspicano che la giornata possa rivelarsi un’occasione per riflettere sul rapporto conflittuale, e talora addirittura patologico, che abbiamo con la dimensione temporale: la fretta, come una cieca divinità, sembra dominare non solo le agende, ma anche gli scambi personali, quando non le geometrie degli affetti e la struttura delle famiglie...
Così sarà diffusa una sorta di “tavola dei comandamenti per vivere meglio”, consigli spiccioli la cui applicazione potrebbe regalarci una vita forse migliore, di certo più rilassata. Si va dal suggerimento di puntare la sveglia qualche minuto prima del solito per fare colazione senza furia, a quello di scrivere Sms facendo a meno di sigle, abbreviazioni e “emoticons”; vengono proposte anche piccole rivoluzioni dei costumi personali, come quella di leggere anziché sprofondare in trance davanti alla Tv, o abituarsi a raggiungere il posto di lavoro a piedi o in bicicletta.
“Comandamenti” non solo per il benessere di ognuno, ma anche per migliorare le relazioni all’interno delle nostre comunità, e al contempo rivolti contro lo spreco energetico: dal personale al globale, quasi un “bignami” di utopie che sarebbe magnifico coltivare tutti insieme, anziché farci prendere dall’ansia uno per uno...

 

...e  perfettamente sintonizzati con  lo  "Slow  movement" ci sentiamo noialtri che, questa primavera, proveremo a traversare mezza Italia a piedi, varcare il Mediterraneo e spingerci fino a Gerusalemme.

A questo proposito, sentite qui: stiamo valutando l’opportunità di girare un documentario sull’impresa. Per completare la squadra siamo alla ricerca di due persone possibilmente già abituate a lavorare insieme: (1) operatore/direttore della fotografia e (1) fonico presa diretta disposti a condividere con noi quotidianità, fatica, gioia, chilometri, miglia nautiche, oneri e onori di quello che si annuncia come un viaggio impegnativo e fertile come pochi altri.

Road-movie-makers, battete un colpo in redazione(@enricobrizzi.it)!



postato da enricobrizzi | febbraio 21, 2008 23:27 | commenti (26)


giovedì, 14 febbraio 2008

SUPERTRAMP
Fuga dalla civiltà

[di Stefano Izzo]


È da un pezzo che non uscivo dal cinema così entusiasta. Non che sia un assiduo frequentatore di sale e multisale, ma di film, nell’epoca dei dvd e di emule, riesco a vederne un bel po’. Pur non essendo un capolavoro assoluto, Into the wild, quarta pellicola di Sean Penn come regista – un gigante davanti e adesso anche dietro la macchina da presa – mi ha tenuto incollato alla poltrona per tutti i suoi 148 minuti. Merito di immagini quanto mai suggestive, certo, ma anche di una narrazione sapiente e di una colonna sonora, firmata da Eddie Vedder dei Pearl Jam, praticamente perfetta.
Tra grandi paesaggi e citazioni care a tanti viaggiatori (London, Thoreau, Tolstoi), il film celebra il mito americano nella sua essenza, dalla frontiera all’epica on the road, al culto della wilderness. Cose semplici, ma raccontate con rabbia, senza un grammo di politically correct, senza il mito del buon selvaggio. La storia è vera: Chris McCandless, 23 anni, non vuole vivere “avvelenato dalla civiltà” e decide di tagliare i ponti con tutto, genitori, università, macchina, carte di credito. Parte a piedi e vagabonda per due anni attraverso gli Stati Uniti, fin quando raggiunge il gelo e la solitudine dell’Alaska. Là, in mezzo alla neve, trova un vecchio bus e ne fa la sua tana, iniziando l’ultima parte del suo viaggio verso se stesso, verso la sua nudità assoluta.
Alzi la mano chi, vedendo il film, non ha pensato neanche per un attimo di preparare lo zaino e mettersi in cammino.
into_the_wild

postato da stefanoizzo | febbraio 14, 2008 21:49 | commenti (27)


lunedì, 04 febbraio 2008

FINITI I GIORNI DELLA MERLA!
La primavera incombe, e qui si svela per filo e per segno cosa accadrà...



Un lungo inverno di scrittura volge al termine, ed Enrico è lieto di presentarne in anteprima i frutti agli aficionados: il nuovo romanzo si chiamerà LA NOSTRA GUERRA, è annunciato in libreria per la primavera e non farà parlare di se’ solo gli aficionados... Di cosa si tratta? Sportweek ha anticipato che è un romanzo calcistico, il che è vero solo in parte. Noi preferiamo raccontarvelo così.

...ALLELUJAH!

Per una giovinezza di classe, scrivete a bastogneATenricobrizziPUNTOit e sollazzatevi nell’ordinare - per la cifra quasi comica di dieci euro - una delle tatuatissime magliette de Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro disegnate da Maurizio Manfredi.

MODELLO 1
(boys classic cut: M, L)





MODELLO 2
(pretty girls cut: S)




postato da enricobrizzi | febbraio 04, 2008 11:08 | commenti (24)


sabato, 02 febbraio 2008

DALL’ALPE DELLA LUNA
ALLA SABBIA DI RIMINI
Francigena XXI salutò così l’ultima estate

[di Edoardo Rosso]



La strada arrampica da subito. I dieci chili di zaino rendono ogni passo uno sforzo da gestire con precisione, secondo le regole dell’inspirazione/espirazione. Il cuore pompa al ritmo tipico della corsa di resistenza, ma sto solo camminando.
Sono il più giovane e nei primi chilometri, mentre ci lasciamo alle spalle Sansepolcro, lungo il sentiero verso l’Alpe della Luna, penso che forse non ce la farò. Se non ci fosse il gruppo di amici al quale mi lega, per prima, la fiducia nel nostro condottiero (nei suoi occhi brilla qualcosa tra la saggezza e la follia) non sarei mai partito.

I polpacci induriti. Lo zaino tritura lentamente le spalle e il collo. Nel folto del bosco la luce filtra poco, il sudore inizia a raffreddare. Le tracce bianco-rosse che indicano il sentiero sono sempre più rare. Ogni volta, incontrarne una dà la forza di proseguire. Secondo la mappa ci siamo quasi.
Ancora strada. Quasi buio.
Poi ecco il rifugio.

Il fuoco inizia a divorare il tronco più grosso. La radura, fuori, riluce di luna. Distinguo a terra le ombre degli alberi tra i quali, là, scompare il sentiero di domani.
Sul tavolaccio sono sparse le provviste. L’incarto svolto del prosciutto, il formaggio che qualcuno sta dividendo in fette con un Victorinox. Noi, intorno, attendiamo le razioni.

Si ride, c’è entusiasmo per questa prima tappa. Qualcuno scherza sul fatto che stiamo mangiando un sacco di prosciutto crudo e abbiamo quasi finito l’acqua...
“Ma c’è un rubinetto qua fuori, io ho già bevuto e riempito la borraccia, vi faccio vedere...” dice uno di noi.

Con la torcia elettrica ci conduce al rubinetto.
“Ecco, guardate - dice, apre il rubinetto e caccia giù un’ avida, lunga, gollata. Poi si passa il dorso della mano sulla bocca - ahh - sospira - quel crudo mi farà bere tutta la notte!”
Tacciono tutti intorno a lui. Qualcuno ha alzato la torcia appena sopra il lavandino. C’è una tavola di legno. Sono incise tre parole: ACQUA NON POTABILE.
E’ allora che qualcuno ritiene venuto il momento di rievocare la leggenda dell’Alpe...

Questo è l’inizio della camminata estiva che ha visto Enrico e i ragazzi di “Francigena XXI” lungo i sentieri che da Sansepolcro conducono a Rimini. Quattro giorni di cammino per giungere al mare (documentati in queste foto ). Traversando la riserva naturale dell'Alpe della Luna, salendo fino al centro storico di San Marino, per scendere poi al mare costeggiando il corso del Marecchia.
Fatica, dolori muscolari, sete (tanta sete) e una incredibile inversione della scala di priorità. Non so spiegare meglio questa sensazione ma è esattamente quello che ho provato. Un capovolgimento delle necessità primarie. Dopo ore senz’acqua nè ombra è autentica la gioia di trovare una fontanella in mezzo a quattro case. E’ felicità cristallina, pura. Poter bere, rinfrescare la testa, sentire di nuovo la borraccia pesante; sensazioni che non crederesti così forti.


Ricordo la nostalgia che provai qualche giorno dopo il viaggio. In auto, sul cavalcavia, in coda. Uno sgomma pur di non darmi la precedenza. Ebbi nostalgia dei boschi, del fogliame sotto le scarpe, degli spallacci, persino dei rovi che abbiamo attraversato quando le indicazioni del sentiero finivano nel nulla. E’ pericoloso provare certe libertà, rischi di non poterne più fare a meno.

Non posso riferire in queste pagine la vicenda del gatto di Novafeltria raccontataci da un anziano autoctono della località di Verucchio interpellato circa l’opportunità o meno dei matrimoni gay, posso invece garantire che scendere a piedi dalla rocca di San Marino per arrivare, a sera, sulla sabbia ormai deserta di Rimini, abbandonare lo zaino senza smettere di camminare, entrare in acqua e correre a ginocchia alte lungo il sentiero argenteo che la luna traccia sul mare, vedere intorno a te, nell’acqua scura, le teste dei compagni emergere tra le lunghissime onde dell’Adriatico, consapevole di essere arrivato fin lì con le tue sole gambe è qualcosa capace di farti cambiare la prospettiva sulle cose, sulle tue potenzialità, quelle che la vita offre ogni giorno ma si è troppo presi da qualcos’altro per coglierle...

postato da edoardorosso | febbraio 02, 2008 13:39 | commenti (8)


martedì, 22 gennaio 2008

L'ECLISSI FINISCE, I SUBSONICA SONO TORNATI
Nel dispositivo umano definito amore

[di Paolo Bottiroli]

Sarà parer mio, ma ho sempre trovato che i dischi dei Subsonica suonassero meglio nelle stagioni invernali, con buio e freddo fuori dalla finestra. E, sarà sempre parer mio, suonano da Dio anche durante determinati viaggi in macchina, con il paesaggio che si muove, fuori dal finestrino, come fosse un videoclip musicale.
L’aspettavo, l’ultimo disco di C-Max & Co., anche se con meno attesa dei precedenti. Gli ultimi due lavori mi avevano convinto meno di Microchip Emozionale, un disco a cui sono legato da una sorta di cordone ombelicale.
Anche il singolo La glaciazione, ascoltato le prime volte alla radio, non me la contava del tutto giusta.
Fortunatamente sono stato costretto a ricredermi, sono bastati un paio di ascolti dell’intero album per ritrovare quello che mi serviva: ritmi coinvolgenti e testi profondi e freddi, che sembrano parlarti da estremamente vicino.
La capacità di trattare di temi universali con sonorità e linguaggi diversi, senza cadere, mai, nel già detto. Da Ali Scure ad Alibi, da Veleno a L’ultima risposta.
E’ un album che suona benissimo, in queste giornate grigie di gennaio e anche in macchina, quando i fasci di luce di altre auto ti incrociano, nella corsia opposta dell’autostrada.
Erano i Subsonica che aspettavo, dal tempo di Microchip Emozionale.

postato da paolobottiroli | gennaio 22, 2008 21:05 | commenti (29)


lunedì, 14 gennaio 2008

E DOPO I “TRE RAGAZZI”...
...Anche il libro immaginario


Mi scrive Paolo l’Assiro per segnalare un’edizione fin qui sconosciuta di un libro che il sottoscritto non ricorda di avere pubblicato.
Forse le dieci-dodici ore quotidiane di scrittura - così va in questo entusiasmante periodo di fine-prima-stesura - cominciano a darmi alla testa.
O forse la mia testa non ha colpe, almeno stavolta.

postato da enricobrizzi | gennaio 14, 2008 13:02 | commenti (37)


venerdì, 11 gennaio 2008

OGGI L'AMORE
E'ieri e domani...


All'Amore si sentono accompagnare mille attributi, eppure nessuno di essi è abbastanza adatto da poterne sostituire il significato.
Ogni parola legata all'Amore può solo provare ad appoggiarvisi e sperare di non essere a Lui scomoda, come una farfalla sul petalo di un fiore, bella ma non indispensabile.
Atlas-in-Love L'Amore può essere vero ma non può essere falso.
Avete mai sentito dire da qualcuno:"Ho vissuto un Amore falso"?
Io no;probabilmente un Amore falso non è Amore.
L'Amore dunque non può essere falso poichè questo aggettivo non gli si addice,lo nega.
L'Amore è tampinato da tante belle parole, ma nessuna lo sostituisce e tutte dipendono da esso.
Nessuna parola, inoltre, definisce l'Amore spiegandone l'essenza: un Amore "grande", ad esempio, è grande come "grandi" sono un palazzo o una montagna, ma l'Amore non è obbligato a essere grande, mentre un palazzo e una montagna esistono grandi.
L'Amore non si può definire con degli aggettivi.
L'amore, sostanzialmente, non si può definire.
Quando conosci l'amore hai subito la netta sensazione di trovarti di fronte a una potenza, concreta, d'acciaio, a tal punto da farti fare cose che non avresti mai concepito.
Ti muove, in qualche modo, l'Amore.
Agisce su di te, entra a far parte di te. Sei Amore anche tu, e non capisci più nulla.
Io per Amore sono scappato di casa, ho pianto, ho imparato a suonare, mi sono ubriacato e drogato, ho scritto, ho cantato e ho mentito...
Queste cose, pensandoci bene, non le ho esattamente fatte per Amore, ma, in qualche modo, le ho fatte dall' Amore, perche ero fatto di Amore.
"Fatto" come ubriaco di e "fatto" come costituito da.
L'Amore si impossessa di te e si mischia col tuo sangue, ti segna il viso, ti accompagna negli anni: diventate la stessa cosa. L'Amore si amalgama con te ma conserva il proprio codice genetico, inscritto nella Sorgente che l'ha generato e a cui si dedica.
La mia prima sorgente fu una ragazza e l'impeto di quelle acque mi scorre ancora nelle vene, nonostante sia passato molto tempo.
...E nelle vostre vene? Cosa scorre con impeto? Siete anche voi (stati)fatti da/di Amore?

postato da FlavioAlle | gennaio 11, 2008 01:03 | commenti (15)


mercoledì, 26 dicembre 2007
SEGUENDO UNA NORMALE PROGRESSIONE GEOMETRICA
Questo annuncio si autodistruggerà il 7 gennaio 2008



(Il giorno 7 aveva da fare e alla fine si è autodistrutto l'8. Ma il messaggio già circola... Grazie ai tanti che hanno risposto fin qui all’appello o semplicemente hanno scritto qualche riga d’incoraggiamento... Che il nostro sogno sia anche il vostro!)

postato da enricobrizzi | dicembre 26, 2007 16:03 | commenti (33)


domenica, 23 dicembre 2007
QUEST’ANNO NIENTE REGALI


“Quest’anno, a Natale, niente regali per gli adulti. Si pensa solo ai bimbi”.
Quante volte l’abbiamo detto, o sentito dire?
Più o meno ogni volta che la ruota delle stagioni ci riporta vicino a dicembre.
Eppure, quando in strada Maggiore si spande il profumo di caramello, e i rari banchi della fiera di Santa Lucia ancora dedicati al presepe mettono in vendita i loro pastorelli con le anatre da nove euro l’uno, la dolcezza ci prende, e tutte le madeleine proustiane del caso scattano come sofisticati meccanismi a orologeria.
“Non fare regali? A nessuno? Sono forse un mostro?”, ci domandiamo atterriti della nostra precedente decisione. E se poi zio Athos o la cugina Sonietta ci regalano l’ennesimo paio di calzini a rombi, come reagire alla figuraccia di esserci presentati al cenone a mani vuote?
L’importante è il pensiero, si dice, e così ci fiondiamo alla libreria di fiducia, stupendoci di trovarla per la prima volta nell’anno affollata come un rifugio di peccatori.
Una guida alle terme d’Italia farà la gioia di quella pigra senza speranze di Sonietta, mentre per zio Athos andrà benissimo un volume illustrato sulle pipe. Usciamo in strada con la inconsueta sensazione di avere comprato due libri del cavolo, ma va bene così: è Natale, gente.
Certo, passeggiando in centro ci rendiamo conto che non sono più le feste di una volta: mancano la neve, gli zampognari e soprattutto i soldi, ma per fortuna sono spariti anche i buzzurri aggressivi che pretendevano un’offerta per i malati di Aids, e di quello strano fenomeno in odore di racket è difficile sentire la mancanza.
Poi pensiamo alla persona che amiamo. Che ci faccia o no un regalo, non importa: noi glielo faremo. Non costosissimo, ma indimenticabile.
Con una furia nuova, ci rituffiamo nel vortice di coppie con la tredicesima in tasca e commesse stressate, chi per eccesso e chi per mancanza di clienti.
Alla fine, abbiamo speso tutto anche quest’anno. Non essendo miliardari, è stato abbastanza semplice.
Adesso che abbiamo le tasche vuote e il cuore in pace possiamo finalmente rilassarci, per porgere alla famiglia e agli amici il dono più prezioso: il nostro tempo.

(Pubblicato su Il Corriere di Bologna del 23/XII)

postato da enricobrizzi | dicembre 23, 2007 12:07 | commenti (24)


giovedì, 13 dicembre 2007

PRIME SCELTE 2007


Personalmente le classifiche le odio, soprattutto se riguardano i libri . Così scriveva Stefano aprendo il fortunato post sulle migliori letture del 2007.
Inutile dire fino a che punto condivida la sua idea, ma ormai siamo in ballo: lasciamoci trascinare dalla magia della danza.

ROMANZO
Wu Ming, Manituana, Einaudi
Come sapete sono amici, ma ai miei occhi sono anche gli autori della sfida narrativa più affascinante del 2007. Per gli amanti delle architetture maestose, uno dei testi italiani (italo-canadesi?) che ho ammirato di più negli ultimi anni insieme a Romanzo criminale

RACCONTI
Francesco Piccolo, L’Italia spensierata, Laterza
Già segnalato su queste pagine elettroniche, il libro di Piccolo è quello che mi ha strappato le risate più devastanti dell’anno: onore all’autore (e a Mara Venier, involontaria protagonista del miglior racconto del volume).

SAGGISTICA
Nicola Labanca, Oltremare, Il Mulino
Fino a quando Angelo Del Boca non ha aperto la pagina dell’autentica "storia coloniale", la nostra presenza in Etiopia, Eritrea e Somalia era un vago ricordo affidato alle vive voci degli ex coloni e dei reduci. Con questa monografia Labanca ripercorre la nostra scriteriata, commovente e criminale avventura coloniale dai primi insediamenti ad Assab e Massaua fino alla resa finale agli Inglesi.

Stretta è la foglia, larga è la via. Dite la vostra che ho detto la mia

postato da enricobrizzi | dicembre 13, 2007 19:45 | commenti (54)


venerdì, 30 novembre 2007

Meglio un buon libro o qualche ora di sonno?
È tempo di bilanci

[di Stefano Izzo]


Personalmente le classifiche le odio, soprattutto se riguardano i libri. Capita, però, che un noto mensile mi chieda una playlist – così l’hanno chiamata – dei dieci migliori titoli del 2007. Non è una di quelle offerte che si possono rifiutare, se capite cosa voglio dire, dunque ho dovuto accettare con tanto di ringraziamenti. Dopotutto è un gioco – ho cercato di convincermi – e anche un’occasione per riflettere su quanto di buono è uscito negli ultimi mesi.
Non voglio annoiarvi rivelando le mie scelte e i vari perché. Vi dirò soltanto che il gradino più alto del mio personalissimo podio se l’è aggiudicato Cormac McCarthy (dal suo precedente libro il prossimo film dei fratelli Coen), che a settantaquattro anni suonati ci regala un romanzo di formidabile finezza psicologica, impreziosito da una prosa di rara precisione e bellezza. Provate a scrivere qualunque cosa dopo aver letto La strada: ogni parola che userete vi sembrerà di troppo.
Detto questo, la domanda scontata che sto per farvi è: qual è il libro, tra quelli usciti nell’ultimo anno, che più di ogni altro vi ha incollato alle proprie pagine, lasciandovi svegli fino a tardi e facendovi saltare pranzi luculliani a casa della suocera?

postato da stefanoizzo | novembre 30, 2007 13:51 | commenti (50)


sabato, 24 novembre 2007

SARA' SPAGNOLO CORRETTO?
"Caminantes no hay caminos, hay que caminar"


Qualcuno di voi lo sa già: era una frase tracciata a pennarello nel bagno d’un pub bolognese che non esiste più.
Oggi che quelle parole emergono alla memoria in mezzo a flutti, rottami e aerei progetti, ti sembrano quasi un motto.
Il motto di uno sconosciuto compagno di pub che, ancora non lo sapevi, sarebbe diventato anche il tuo
.
Dicono che la corsa dia assuefazione: ci credi senza problemi, perché a te è capitato in pieno col camminare, che in fondo della corsa è il parente nobile e rilassato. Stiloso, oserei dire.
Perché il Lupetto non cammina, corre, ma l’Uomo forse può risparmiarselo, quando non c’è un pallone o una mandria di bisonti inferociti in vista. Ma questa è un’altra storia.
L’essenziale è che non ti senti mai libero come quando hai uno zaino in spalla, e l’unica missione di raggiungere il posto per la notte.
Per questo insieme al vecchio Giorgio mercoledì partiremo verso l’Appennino Ligure: abbiamo bisogno dell’ultima escursione dell’anno prima che la neve cancelli i sentieri fino a marzo.
Se qualcuno pensa di trovarsi venerdì dalle parti della Colla di Praglia, può farmi un fischio elettronico via mail entro martedì sera.

Nel mentre, cari aficionados, Paolo l’Assiro segnala tre immagini tre reperite su Flickr dove il nostro adesivo rosso fa bella mostra di sé lungo i milleottocento chilometri della Via Francigena: che le tracce dei vecchi viaggi siano d’auspicio per nuove psicoatletiche partenze.

A proposito di percorsi, questa volta narrativi, sento il bisogno di confidarmi con voi su quanto bolle in pentola, per usare una metafora ormai lisa dal tempo ma sempre odorosa di ortaggi.
La novità di quest’anno è che sto scrivendo (uno è quasi pronto, almeno in prima stesura) DUE libri, e quest’ipotesi che avrei sempre ritenuto angosciante si sta dimostrando foriera di divertimento inatteso.
Per gli appassionati di catalogazione anticipata, dirò che si tratta di

- Uno scintillante piccolo libro su Bologna (ve ne avevo già accennato, direi)
et
- Un maestoso romanzo talmente diverso dagli ultimi sette da lasciare sbalordito me per primo.

A questo modo, nel 2008 ognuno potrà scegliere il testo che preferisce, e io tornerò a essere l’unico scrittore del West più veloce dei propri lettori...

postato da enricobrizzi | novembre 24, 2007 12:24 | commenti (19)


martedì, 20 novembre 2007

ESCO NEL FREDDO
già buio

[di Edoardo Rosso]


In una giornata fredda dentro e fuori, pomeriggio già buio, esco di casa e mi dirigo come una falena verso le luci del centro.
Pedalo nel fitto passeggio prenatalizio. Schivo anziani, borse, cani al guinzaglio. Coppiette in Woolrich. Branchi di piumini lucidi.

Lego la bici fuori la libreria. Traverso le porte scorrevoli e sono nel tepore.
Cerco qualcosa che mi parli di lui, che mi racconti la sua vita, le sue canzoni, le sue storie d’amore, gli amici, l’infanzia.
Non voglio cadere nella trappola di biografie scritte in fretta e uscite sull’onda della fiction rai su di lui, da poco andata in onda.
Ne sfoglio un paio. Poi lo trovo. Lo ha scritto Emanuele Di Marco, con il prezioso contributo della sorella di Rino, Anna. Si chiama “Rino Gaetano Live”, ha un formato quasi quadrato e lo pubblica Stampa Alternativa. E’ mio con 14 euro.

Il testo racconta la vita di Rino. Fuori e dentro la sala di registrazione, quello che cercavo.
Numerose foto, anche. Amici, backstage, infanzia. Le pagine del quadernetto su cui scriveva le canzoni e molti testi inediti.
Leggo. Trovo la sabbia di Crotone, la periferia di Roma e quel clima che solo gli anni settanta. Il libro mi porta oltre il nonsense di Gianna (il successo sanremese che fu un po’ la sua condanna), a scoprire l’anima autentica di quel ragazzo che sotto gli abiti del giullare celava un uomo che conosceva la vita e la poesia. Un ragazzo che avrei voluto avere come amico, per bere una cosa insieme la sera, parlare, fumare l’ultima sigaretta all’alba e altre cose così.

Se i buoni libri sono quelli, terminati i quali, vorresti che l’autore fosse un tuo amico per poterci parlare, non vale lo stesso per le canzoni?
Penso di sì e lui è quello che avrei voluto conoscere io.

postato da edoardorosso | novembre 20, 2007 00:00 | commenti (23)


sabato, 17 novembre 2007

NUTRIA GHIACCIATA?
Eddie La Nutria senza caldaia nella città più umida d’Italia!


È semplicemente orribile, aficionados.
Per oggi il buon Eddie doveva inviare il suo pezzo per archiviomagnetico, ma niente.
Così lo chiamo e scopro che è da svariati giorni al freddo nel suo monolocale ferrarese. L’acqua è ghiacciata nei tubi e sulla tastiera del suo pc si è formata la brina: per questo non ha scritto. La caldaia ha ceduto nella stagione sbagliata, e il nostro prode amico è alle prese con necessità primarie, molto più urgenti del post che di buon grado attenderemo fino a lunedì.
I soccorsi lo raggiungeranno prima del tramonto, assicurano le autorità.
Nel frattempo, chiunque si trovasse nel capoluogo estense e notasse un pennacchio di fumo uscire dalla finestrella d’un monolocale non si allarmi prima di aver gettato uno sguardo all’interno: potrebbe essere semplicemente Eddie che brucia i manuali di giurisprudenza per tenersi caldo fino all’arrivo del “tecnico del boiler”.

Recuperando un assetto più austero, ma non troppo, riporto le testuali parole di Big Manfro: Ciao Erikke!
Como estàs, amigo?
Spiero ben (ho volia di sientirti!)
Comunque.
E.
Dunque.
Entro lunedì, massimo, ti mando la mia graphic imterprétescion della T-BERN-Shirt.
Le maglie, si può dire, già le conosciamo: il cotone è grossomodo lo stesso usato per la fattura di quelle col gràncuggino Jerry; addirittura, promette il mercante di stoffe, (dicevo) addirittura di qualità miliòre...


...e questa volta non mancherà un modello dedicato a signore e signorine.

postato da enricobrizzi | novembre 17, 2007 15:05 | commenti (22)


lunedì, 12 novembre 2007

TRAGEDIA ALL’ITALIANA
24 ore di controinformazione "democratica" sulla morte di un ragazzo


Ieri ho seguito i telegiornali fino a notte con un nodo in gola.
La morte del tifoso laziale Gabriele Sandri mi ha colpito in maniera particolare, perché anch’io ho passato molte domeniche mattina in macchina con tre o quattro amici per andare a vedere una partita lontana.
Credo non ci siano scusanti nel comportamento di un agente che scarrella la pistola e spara uno o più colpi nel bel mezzo di un’autostrada, arrivando a colpire - per errore?- un’automobile in allontanamento.
Eppure, anziché accettare la tragedia, domandare perdono e interrompere all’istante tutte le partite previste in giornata, le Autorità hanno deciso si dovesse giocare lo stesso.
Non si rendevano conto che questa decisione avrebbe innescato una protesta fuori controllo? Non si rendevano conto che gli ultras avevano tutte le ragioni per essere furibondi contro un circo che li mette ai margini arrivando a calpestare persino il diritto più elementare, quello alla vita?
Ne risponderanno alle loro coscienze, ma questo non si vede in pubblico. Per ora, sono soprattutto interessati a risponderne all’elettorato.
E allora ecco che le immagini delle proteste negli stadi e degli assalti al Coni diventano funzionali al Palazzo, che può indicare i mostri dai quali intende proteggere i bravi cittadini.
Poco importa che gli assaltatori siano gli amici e i compagni di curva di un giovane freddato senza un perché mentre era seduto in auto.
Pare che alla signora Melandri, al signor Amato e al signor Vicequestore responsabile dell’Osservatorio del Viminale interessasse una sola cosa: fare sì che la morte di Sandri non restasse l’unico fatto dal giorno.
Se era così, ci sono riusciti.
Solo Riotta, in studio, sembrava consapevole dello scollamento fra la portata degli eventi e le loro pallide argomentazioni: è un giornalista, sente l’odore della verità e della disinformazione meglio dei politici che pretenderebbero di dettare il menu delle notizie.
Purtroppo per loro, l’umanità disperata di un fratello ha bucato lo schermo cento volte più delle loro goffe frasi di circostanza: «Dopo tutti i provvedimenti speciali, hanno ammazzato mio fratello con un colpo di pistola» ha dichiarato fuori di sé Cristiano Sandri.
Questo è il fatto del giorno, non gli incidenti scatenati dai tradizionali cattivoni e nemici della quiete pubblica, i famigerati ultras, causa d’ogni male italiano.
Se la polizia spara negli autogrill, poteva capitare a chiunque di noi, aggredito, aggressore o semplice passante.
E ora, per rispettare la memoria di un ragazzo, si faccia piena luce su cosa è accaduto, questa volta senza tirare fuori la retorica sugli agenti frustrati e malpagati. Chi rispetta le forze dell’ordine le difende quando domandano divise nuove, mezzi dignitosi o aumenti salariali, non quando un loro esponente commette un errore imperdonabile, incendiando mezza Italia per la sua criminale dabbenaggine.

I COLORI CI DIVIDONO, LA PASSIONE CI UNISCE. SOLIDARIETA' ALLA FAMIGLIA E AGLI AMICI DI GABRIELE SANDRI.

Ecco l’intervista che ho rilasciato in proposito all’agenzia Dire

postato da enricobrizzi | novembre 12, 2007 09:57 | commenti (49)


giovedì, 08 novembre 2007

IN NOME DI HUNTER
L’America fra cannoni e palle da bowling

[di Paolo Bottiroli]


Supercelebrati i documentari di Moore, è invece passato quasi del tutto inosservato, almeno in Italia, il mediometraggio (58’) BLASTED!!! THE GONZO PATRIOTS OF HUNTER S. THOMPSON.
La storia è quantomeno particolare: prima della sua morte Hunter S. Thompson (autore, tra gli altri, di Paura e Disgusto a Las Vegas) ha espresso, tra le ultime volontà, quella che le sue ceneri fossero spedite in cielo, preferibilmente con un cannone della Guerra Civile, o almeno con una sua fedele riproduzione.
Uno dei giornali per cui Thompson scriveva pubblica un annuncio alla ricerca volontari per questa insolita missione, ed è con stupore che in circa duecento, muniti di cannone (stupido io a meravigliarmi che ci sia gente che tiene in casa un cannone, siamo in America...), rispondono “presente!”.
La storia finirà in modo diverso (con budget ben maggiore entrerà in campo l’attore Jonny Depp, amico di Thompson, che appalterà il lancio a una casa di fuochi d’artificio, con un gigantesco cannone a forma di pugno), ma qualcuno ha l’idea di produrre il documentario, BLASTED!!! THE GONZO PATRIOTS OF HUNTER S. THOMPSON appunto, dove vengono intervistati, durante le prove di lancio, cinque o sei volontari.
Così, tra cannoni che sparano in aperta campagna e palle da bowling lanciate contro peluche giganti, si parla, bevendo del whisky, dell’America di oggi e di quella dei tempi di Paura e Disgusto a Las Vegas.
E nel frattempo ci si fa una cultura sulle repliche certificate di cannoni della Guerra Civile…

postato da enricobrizzi | novembre 08, 2007 13:30 | commenti (12)


sabato, 03 novembre 2007

ENERGIE VULCANICHE
(Intanto, nel caldo della fucina, il libro su Bologna lievitava ogni notte)


Olà folchi, eccomi di ritorno fra le brume del Centro-Nord dopo una settimana trascorsa per buona parte sull’Etna.
La trasferta sarà alla base di un racconto-di-sentiero che costituirà il primo tassello della mia collaborazione nuova di zecca con una rivista di viaggi in edicola da gennaio.
Se tutto andrà come previsto, nel corso del 2008 uscirà una vera e propria collezione di itinerari italiani, uno su ogni numero del mensile, che ha nome Traveller ed è pubblicato da Condé Nast.
E voi, in quali luoghi d’Italia vorreste assolutamente camminare prima di diventare anziani?
...Un abbraccio a tutti.


Short memo:
8 novembre Terni, reading con Numero6
9 novembre Udine, presentazione con Emilio Rigatti al festival Vicinolontano

postato da enricobrizzi | novembre 03, 2007 11:48 | commenti (17)


mercoledì, 24 ottobre 2007

WINGS DREAM
Per ogni Angelo che cade c'è un Uomo che vola

[di Flavio Allegretti]


Ricordate il leggendario aneddoto contemplato nelle Religioni abramitiche secondo il quale l'Angelo Lucifero, ribellandosi all'Onnipotente, venne scacciato dal Paradiso e condannato al terreno dolore?
Sappiate che per ogni Angelo caduto, sia frutto del mito, figlio della storia - o di Una Storia, come in Paradise Lost di John Milton - c'è un uomo in carne e ossa che prova a rendere vero un Sogno.
Comunemente vengono definiti paracadutisti, in realtà gli uomini volanti si avvalgono del paracadute, una vera e propria Macchina, eclusivamente per atterrare.
Il Volo, concepito con le stesse premesse ammalianti del Gabbiano Jonathan Livingston (Richard Bach, 1973), svela i propri segreti e impone le più profonde emozioni negli 80 secondi circa che separano l'uscita dell'uomo volante da un aereo, dall'apertura della vela che gli permetterà di giungere salvo a terra. cadutalibera "Stai pur sempre cadendo!" obietterà qualcuno all'Icaro del caso ed egli, con grande probabilità, parlerà di come la caduta si stia evolvendo e tramutando in volo e di come, oggi più che mai, la Tuta Alare sia una realtà che, in termini tecnici, permetta di sperimentarlo secondo tutti i dettami che lo riguardano.
Non di tecnica parliamo qui, ma del fatto che volare a corpo libero significhi darsi la possibilità di abbracciare un sentimento sconosciuto, sentirsi riempiti di stupore e scoprirsi più vicini alla Terra sebbene a livello spaziale ci si stia allontanando.
C'è chi, probabilmente, vola per adrenalina; chi lo fa perchè si sente più uomo sottoponendosi a condizioni nello stereotipo "rischiose".
C'è da giurare - giurare su ciò che è maggiormente caro - che volare sia l'esperienza più vicina all'immensità non conoscibile.
L'immensità si lascia sfiorare regalando spontaneamente il gusto eterno della libertà, declinata nelle forme geometriche della Terra, nelle carezze del vento, nelle parole sussurate dal Sole al tramonto e nella più grande passione della vita: vivere!
...Parola del sottoscritto.

postato da FlavioAlle | ottobre 24, 2007 14:03 | commenti (20)


lunedì, 22 ottobre 2007

UN MINUTO DOPO L’ALTRO
La primavera è sempre più vicina


Nel primo giorno in cui da queste parti fa freddo sul serio, un drappello di irriducibili sognatori si riunirà non lontano dalle Due Torri per evocare a gran voce la primavera che ci attende oltre il guado.
Poiché ci tiene insieme la passione per il cammino lungo le tracce di chi ha calcato le contrade d’Europa prima di noi, progetteremo un viaggio che avrà inizio non appena tornerà a scorrere sotto la terra gelata quel misterioso umore che ha la virtù di dare vita ai fiori.
Se vi sembra che sia ancora troppo presto per pensare a zaini e borracce, siete del tutto fuori strada: non è mai troppo presto, quando si tratta di andare a recuperare un amico sperduto a nord delle Alpi...

postato da enricobrizzi | ottobre 22, 2007 10:37 | commenti (9)


mercoledì, 17 ottobre 2007

DALLO SCUDETTO AD AUSCHWITZ
Gli idoli si dimenticano in fretta

[di Stefano Izzo]


Soltanto qualche storico del calcio o un giornalista di ferrea memoria potrebbe rispondere alla domanda: chi è stato Arpad Weisz? Per tutti gli altri un breve riepilogo. Weisz, ungherese classe 1896, fu il più grande allenatore degli anni Venti e Trenta. Dopo una modesta carriera da attaccante della propria nazionale, stroncata da un infortunio, sedette sulla panchina prima dell’Inter e poi del Bologna, vincendo tre scudetti e addirittura riuscendo a battere i maestri inglesi del Chelsea nel Trofeo dell’Esposizione del ’37, che vale la Champion’s League di oggi. Abilissimo nella gestione degli uomini, grande innovatore delle tattiche e scopritore di talenti, da tutti era considerato il numero uno, il modello da imitare. Eppure, all’apice del proprio successo, fu costretto dalle leggi razziali a lasciare l’Italia con tutta la famiglia. Sì, perché Weisz era ebreo e, secondo il delirio totalitarista, non meritava di restare un giorno di più nel nostro Paese. Neppure un giornale riportò la notizia, nessuno osò protestare e da allora, come inghiottito da un baratro, di lui non si seppe più niente.
Quasi settant’anni dopo, Matteo Marani, brillante penna del Guerin Sportivo, colma questo vuoto di memoria con un documentatissimo viaggio-inchiesta che ricostruisce passo per passo la vita di Weisz, dai luminosi successi sportivi alla morte nel campo di sterminio. Una storia esemplare per smentire chi ancora sostiene che l’Italia è da sempre un Paese civile e tollerante.

Marani_cover

postato da stefanoizzo | ottobre 17, 2007 16:21 | commenti (11)


lunedì, 15 ottobre 2007

FIUMANI COLPISCE ANCORA
Opere e omissioni di un poeta del rock



Ognuno di noi coltiva rapporti privilegiati con determinati artisti, siano essi scrittori, registi, band o cantanti-poeti-con-chitarra come nel caso di Federico FIumani.
Io di Fiumani e dei suoi Diaframma cerco di avere, sentire e leggere semplicemente tutto. Poiché ho avuto la fortuna di conoscerlo dopo averlo citato in Jack Frusciante (più di qualcuno ricorderà la sua grande performance al decennale bolognese del volume), sono praticamente rimasto incollato al suo ultimo libro Brindando coi demoni. Giuro che non mi capitava da qualche tempo di restare immobile due ore filate, sfogliando le pagine una dopo l’altra come in trance: sarà la sincerità assoluta e talvolta sconcertante dell’autore, sarà la forma della rammemorazione per frammenti che t’inchioda o la ricostruzione fieramente di parte dell’ambiente new wave fiorentino e nazionale, fatto sta che ho toccato la spiaggia della pagina centotrentaquattresima et ultima dieci minuti fa, e già ho nostalgia di tutto quel mare.



Federico Fiumani, Brindando coi demoni, Coniglio editore.

postato da enricobrizzi | ottobre 15, 2007 10:56 | commenti (9)


sabato, 13 ottobre 2007

ERALOGNIS ORTNOCNI NU
De Carlo, la musica, le parole

[di Edoardo Rosso]



Vercelli, Salone Dugentesco, ore 21.
Nell’edificio dalle pareti affrescate, che nel Medio Evo ospitava i pellegrini francigeni, è allestito un palco basso ed essenziale.
Arup veste una tunica porpora, siede all’indiana davanti ai suoi tamburi. Poi, maglietta pantaloni e stivaletti neri, arriva Andrea De Carlo. Prende la chitarra acustica, si accomoda sullo sgabello e i due iniziano a suonare.



Incontro singolare, quello di sabato 6 ottobre. Nessun libro da presentare. E lo scrittore suona.
L’autore di Treno di panna (Einaudi, 1981) invita il pubblico a scrivere dei bigliettini. In stampatello, così che Arup, l’amico musicista del Bengala, possa leggerli al microfono senza difficoltà.
Tra un brano di chitarra-e-tamburi e l’altro lo scrittore risponde alle domande e propone riflessioni personali. Dall’architettura alla guerra in Iraq ai Led Zeppelin.
L’atmosfera è quella della conversazione tra amici. Persiste però una sotto traccia di sacro. Nelle parole come negli affreschi. Nel suono tribale, nella luce soffusa dei faretti che dal basso illuminano colonne e mattoni a vista di questo spitale del Duecento.



“Il romanzo vive dentro chi lo legge. Ogni libro, dentro il lettore, diventa un altro libro”.
“Tutti gli scrittori iniziano perché non possono farne a meno, ma non bisogna avere fretta. Scrivere e riscrivere. Padroneggiare la lingua per prima cosa, poi avere di che scrivere, cioè vivere”.
A fine serata De Carlo invita sul palco un altro amico, il pittore Pietro Spica, appassionato di “parole al contrario”. Convinto che un giorno potrebbe nascere una lingua che usa le parole lette nell’ordine inverso, ci accompagna in un mondo capovolto. A partire da “autore” che diventa “ero-tua” è curioso scoprire - passando per annodare / era-donna, arenare / era-nera, anomalo / (h)o la mona - che lo spagnolo embargo diventa o-grab-me (in inglese, per estensione, “o, strozzami”!).

Una serata consacrata alle parole, che si ostinano a dirci cose, persino lette al contrario.

postato da edoardorosso | ottobre 13, 2007 01:25 | commenti (11)

   
   

Aggiornamenti del maestoso sito ufficiale e collegamenti a pagine esterne:

[online dal 18 XI 2006]


[online dal 30 X 2006]


[online dal 15 IX 2006]



[online dal 7 IX 2005]



[online dal 25 IV 2004]
Le opere dei maestri nei confronti dei quali Enrico Brizzi si riconosce debitore; i contributi dei compagni di strada, osservatori privilegiati della narrativa contemporanea e, infine, una piccola officina per non dimenticare la natura artigianale della scrittura. [leggi]

IL MAESTOSO SITO UFFICIALE
Home
Bio
Libri
Miniera
Album
Progetti
Links
Contatti