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mercoledì, 24 ottobre 2007
WINGS DREAM
Per ogni Angelo che cade c'è un Uomo che vola [di Flavio Allegretti]
Ricordate il leggendario aneddoto contemplato nelle Religioni abramitiche secondo il quale l'Angelo Lucifero, ribellandosi all'Onnipotente, venne scacciato dal Paradiso e condannato al terreno dolore?
Sappiate che per ogni Angelo caduto, sia frutto del mito, figlio della storia - o di Una Storia, come in Paradise Lost di John Milton - c'è un uomo in carne e ossa che prova a rendere vero un Sogno.
Comunemente vengono definiti paracadutisti, in realtà gli uomini volanti si avvalgono del paracadute, una vera e propria
Macchina, eclusivamente per atterrare.
Il Volo, concepito con le stesse premesse ammalianti del Gabbiano Jonathan Livingston (Richard Bach, 1973), svela i propri segreti e impone le più profonde emozioni negli 80 secondi circa che separano l'uscita dell'uomo volante da un aereo, dall'apertura della vela che gli permetterà di giungere salvo a terra.
"Stai pur sempre cadendo!" obietterà qualcuno all'Icaro del caso ed egli, con grande probabilità, parlerà di come la caduta si stia evolvendo e tramutando in volo e di come, oggi più che mai, la Tuta Alare sia una realtà che, in termini tecnici, permetta di sperimentarlo secondo tutti i dettami che lo riguardano.
Non di tecnica parliamo qui, ma del fatto che volare a corpo libero significhi darsi la possibilità di abbracciare un sentimento sconosciuto, sentirsi riempiti di stupore e scoprirsi più vicini alla Terra sebbene a livello spaziale ci si stia allontanando.
C'è chi, probabilmente, vola per adrenalina; chi lo fa perchè si sente più uomo sottoponendosi a condizioni nello stereotipo "rischiose".
C'è da giurare - giurare su ciò che è maggiormente caro - che volare sia l'esperienza più vicina all'immensità non conoscibile.
L'immensità si lascia sfiorare regalando spontaneamente il gusto eterno della libertà, declinata nelle forme geometriche della Terra, nelle carezze del vento, nelle parole sussurate dal Sole al tramonto e nella più grande passione della vita: vivere!
...Parola del sottoscritto.
lunedì, 22 ottobre 2007
UN MINUTO DOPO L’ALTRO
La primavera è sempre più vicina
Nel primo giorno in cui da queste parti fa freddo sul serio, un drappello di irriducibili sognatori si riunirà non lontano dalle Due Torri per evocare a gran voce la primavera che ci attende oltre il guado.
Poiché ci tiene insieme la passione per il cammino lungo le tracce di chi ha calcato le contrade d’Europa prima di noi, progetteremo un viaggio che avrà inizio non appena tornerà a scorrere sotto la terra gelata quel misterioso umore che ha la virtù di dare vita ai fiori.
Se vi sembra che sia ancora troppo presto per pensare a zaini e borracce, siete del tutto fuori strada: non è mai troppo presto, quando si tratta di andare a recuperare un amico sperduto a nord delle Alpi...
mercoledì, 17 ottobre 2007
DALLO SCUDETTO AD AUSCHWITZ
Gli idoli si dimenticano in fretta [di Stefano Izzo]
Soltanto qualche storico del calcio o un giornalista di ferrea memoria potrebbe rispondere alla domanda: chi è stato Arpad Weisz? Per tutti gli altri un breve riepilogo. Weisz, ungherese classe 1896, fu il più grande allenatore degli anni Venti e Trenta. Dopo una modesta carriera da attaccante della propria nazionale, stroncata da un infortunio, sedette sulla panchina prima dell’Inter e poi del Bologna, vincendo tre scudetti e addirittura riuscendo a battere i maestri inglesi del Chelsea nel Trofeo dell’Esposizione del ’37, che vale la Champion’s League di oggi. Abilissimo nella gestione degli uomini, grande innovatore delle tattiche e scopritore di talenti, da tutti era considerato il numero uno, il modello da imitare. Eppure, all’apice del proprio successo, fu costretto dalle leggi razziali a lasciare l’Italia con tutta la famiglia. Sì, perché Weisz era ebreo e, secondo il delirio totalitarista, non meritava di restare un giorno di più nel nostro Paese. Neppure un giornale riportò la notizia, nessuno osò protestare e da allora, come inghiottito da un baratro, di lui non si seppe più niente. Quasi settant’anni dopo, Matteo Marani, brillante penna del Guerin Sportivo, colma questo vuoto di memoria con un documentatissimo viaggio-inchiesta che ricostruisce passo per passo la vita di Weisz, dai luminosi successi sportivi alla morte nel campo di sterminio. Una storia esemplare per smentire chi ancora sostiene che l’Italia è da sempre un Paese civile e tollerante.

lunedì, 15 ottobre 2007
FIUMANI COLPISCE ANCORA
Opere e omissioni di un poeta del rock
Ognuno di noi coltiva rapporti privilegiati con determinati artisti, siano essi scrittori, registi, band o cantanti-poeti-con-chitarra come nel caso di Federico FIumani.
Io di Fiumani e dei suoi Diaframma cerco di avere, sentire e leggere semplicemente tutto. Poiché ho avuto la fortuna di conoscerlo dopo averlo citato in Jack Frusciante (più di qualcuno ricorderà la sua grande performance al decennale bolognese del volume), sono praticamente rimasto incollato al suo ultimo libro Brindando coi demoni. Giuro che non mi capitava da qualche tempo di restare immobile due ore filate, sfogliando le pagine una dopo l’altra come in trance: sarà la sincerità assoluta e talvolta sconcertante dell’autore, sarà la forma della rammemorazione per frammenti che t’inchioda o la ricostruzione fieramente di parte dell’ambiente new wave fiorentino e nazionale, fatto sta che ho toccato la spiaggia della pagina centotrentaquattresima et ultima dieci minuti fa, e già ho nostalgia di tutto quel mare.

Federico Fiumani, Brindando coi demoni, Coniglio editore.
sabato, 13 ottobre 2007
ERALOGNIS ORTNOCNI NU
De Carlo, la musica, le parole [di Edoardo Rosso]
Vercelli, Salone Dugentesco, ore 21.
Nell’edificio dalle pareti affrescate, che nel Medio Evo ospitava i pellegrini francigeni, è allestito un palco basso ed essenziale.
Arup veste una tunica porpora, siede all’indiana davanti ai suoi tamburi. Poi, maglietta pantaloni e stivaletti neri, arriva Andrea De Carlo. Prende la chitarra acustica, si accomoda sullo sgabello e i due iniziano a suonare. 
Incontro singolare, quello di sabato 6 ottobre. Nessun libro da presentare. E lo scrittore suona.
L’autore di Treno di panna (Einaudi, 1981) invita il pubblico a scrivere dei bigliettini. In stampatello, così che Arup, l’amico musicista del Bengala, possa leggerli al microfono senza difficoltà.
Tra un brano di chitarra-e-tamburi e l’altro lo scrittore risponde alle domande e propone riflessioni personali. Dall’architettura alla guerra in Iraq ai Led Zeppelin. L’atmosfera è quella della conversazione tra amici. Persiste però una sotto traccia di sacro. Nelle parole come negli affreschi. Nel suono tribale, nella luce soffusa dei faretti che dal basso illuminano colonne e mattoni a vista di questo spitale del Duecento.
“Il romanzo vive dentro chi lo legge. Ogni libro, dentro il lettore, diventa un altro libro”.
“Tutti gli scrittori iniziano perché non possono farne a meno, ma non bisogna avere fretta. Scrivere e riscrivere. Padroneggiare la lingua per prima cosa, poi avere di che scrivere, cioè vivere”.
A fine serata De Carlo invita sul palco un altro amico, il pittore Pietro Spica, appassionato di “parole al contrario”. Convinto che un giorno potrebbe nascere una lingua che usa le parole lette nell’ordine inverso, ci accompagna in un mondo capovolto. A partire da “autore” che diventa “ero-tua” è curioso scoprire - passando per annodare / era-donna, arenare / era-nera, anomalo / (h)o la mona - che lo spagnolo embargo diventa o-grab-me (in inglese, per estensione, “o, strozzami”!).
Una serata consacrata alle parole, che si ostinano a dirci cose, persino lette al contrario.
mercoledì, 10 ottobre 2007
GIRA SUI CEPPI ACCESI LO SPIEDO SCOPPIETTANDO
Checkpoint Autunno
Gentili aficionados, mentre La Repubblica pubblica la mia opinione su noialtri "figli del '68", mi sento in dovere di scendere dalla pseudocattedra per raccontarvi a quale genere di opere si provvede qui in officina.
Dalla riapertura ufficiale della stagione di scrittura (18 settembre), non siamo rimasti con le mani in mano: si vanno delineando due distinti progetti di romanzo, così potenti che al solito si faranno a pezzi a vicenda o spariranno entrambi sotto le scosse telluriche della realtà, ma il figliolo primogenito di questa stagione è un testo che ormai ha preso peso, forma e (spero) forza.
Un editore di cui apprezzo i libri da sempre mi aveva proposto di scrivere un testo non-fiction intorno alle 150 pagine sulla mia città, e visto che la non-fiction è il mare in cui nuoto meglio, e su questa città “un poco bambina e un poco puttana” se ne sentono dire di tutti i colori, ho ritenuto opportuno accettare.
Così, presto o tardi nel 2008, c’è caso che avvistiate un mio agile libro su Bologna.
Sul progredire del volume, e sullo stato delle operazioni romanzesche, vi terrò informati da queste pagine elettroniche più e meglio di un ufficio stampa.
Senza dimenticare: Manfredi al lavoro su Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro - graphic novel (sette tavole di già, al ritmo taurino di una ogni due giorni); l’imminente visita bolognese dei Numero6 per registrare tracce addizionali del reading; l’industria tessile impegnata a produrre le t-shirt di Bern & co. (non ci siamo dimenticati di voi, o vincitori) e infine Vasco Comics # 3, disegnato dall’acid pop Alfio Buscaglia, in rampa di lancio.
I prossimi appuntamenti selezionati a mano per voi:
Sabato 13 ottobre, Bologna, Adaltavoce: alle 12 leggerò da Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba presso il teatro del collegio San Luigi, mentre alle 18 prenderò parte al gran finale in Santa Lucia leggendo dalla Autobiografia di Malcolm X.
Venerdì 19 ottobre, Figline Valdarno, presentazione in biblioteca con Roberto Carnero nei panni del moderatore.
Giovedì 8 novembre, Terni, reading da Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro con Numero 6.
Venerdì 9 novembre, Udine, partecipazione al festival VicinoLontano.
Per il momento è tutto.
Passo il microfono al più giovane dei collaboratori di archiviomagnetico, per la recensione di una serata speciale nel Nord Ovest della Nazione...
domenica, 07 ottobre 2007
LIRE 26.900
Consigli per gli acquisti [di Paolo Bottiroli]
Volete conoscere un po’ di altarini del mondo pubblicitario? Vi basterà leggere Lire 26.900 di Frederic Beigbeder, autore che, prima di scrivere questo libro, lavorava come copy nella nota agenzia pubblicitaria Young & Rubican.
Prima di leggere questo libro, già, perché dopo la pubblicazione del romanzo è stato licenziato, o almeno questa è la leggenda scritta in quarta di copertina.
Il perché del licenziamento è nel messaggio forte di cui si fa portavoce Beigbeder. Beninteso, l’autore francese non dice nulla di rivoluzionario, nulla che non sia già stato scritto in milioni di saggi, ma gli va riconosciuto il merito di dirlo in maniera semplice e divertente.
“Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai...Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la felicità, perché la gente felice non consuma.”
Un libro che fa riflettere e sorridere. Ma che alla fine lascia un gusto amaro in bocca, difficile da mandar giù.
giovedì, 04 ottobre 2007
1800 KM DI PIXEL
La nostra Francigena su Goggle Maps
Era stato il vecchio Joe a consigliarmi per primo Google Maps.
Con i Wu Ming, hanno creato mappe "di servizio" per i lettori di Manituana (presto recensito da queste parti a cura dell’amico Paolo "Assiro" Bottiroli), mentre io negli ultimi giorni sto dedicando il tempo libero* a evidenziare svolta dopo svolta il nostro itinerario fra Canterbury e Roma dell’estate 2006.
Per ora sono arrivato a Reims...
*La prossima volta vi racconterò nel dettaglio come sto occupando questo scorcio d’autunno.
lunedì, 01 ottobre 2007
VOGLIA DI VIVERE
Quando scienza, etica, mito e desiderio si fondono in una cellula staminale[di Flavio Allegretti]
Se ne sente parlare molto ultimamente, tuttavia c'è poca chiarezza in merito all'identità di queste due parole e della loro applicazione si conosce ancora meno.
Le Cellule Staminali sono cellule primitive non specializzate, dotate della singolare capacità di trasformarsi in qualunque altro tipo di cellula del corpo. Molti ricercatori sostengono che le Cellule Staminali potranno potenzialmente rivoluzionare la medicina, permettendo ai medici di riparare specifici tessuti o di riprodurre organi.
Definizioni a parte, diversi studi hanno già avuto accesso alla fase applicativa, proponendo la cura a base di Staminali sotto forma di panacea, per pazienti che ritengono di non avere possibilità di miglioramenti attraverso la medicina "ufficiale" e quindi ricorrerebbero a qualsiasi cosa pur di prolungare la propria vita o, addirittura, darle luce nuova attraverso una guarigione.

Con queste Cellule sarebbe possibile vivere fino a tre secoli e forse all'infinito.
La questione si complica poichè il desiderio di vita eterna, cruccio secolare e mitologico, per alcuni si traduce nell'esigenza di continuare a godere dell'universo fisico ed emotivo, mentre per altri è la più bassa aspirazione vanesia all'infinita prestanza fisica, l'eterna gioventù.
Nonostante gli inevitabili punti di intersezione, vivere per esistere e vivere per apparire sono questioni ben diverse, all'interno delle quali passa tutta l'importanza della salute, della comprensione del mondo e della paura di morire.
Milan Kundera nell' Immortalità , romanzo pubblicato nel 1990, prova ad analizzare il percorso dell'essere umano attraverso la propria finitezza e, tra gli spunti, ricorda che " l'unica realtà, fin troppo facilmente afferrabile e descrivibile, è la nostra immagine agli occhi degli altri. E il peggio è che tu non ne sei padrone...".
E noi, di cosa siamo padroni?
Padroni di rigenerarci gli organi vitali e continuare a vivere, quando e se dovesse divenire un'operazione possibile?
E l'etica in che cosa limita questo discorso?
Da sempre l'uomo si è avvalso di ogni cura possibile per tutelare la propria vita.
Forse si tratta di iniziare a pensare che esistano nuove cure da annoverare tra tutte quelle considerate possibili fino a ora...
...Forse...
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