giovedì, 21 febbraio 2008
SLOW DOWN
Abbassare la velocità di crociera


“Rallentare per vivere meglio”. L’invito a prendere la vita con la giusta calma parte da New York: sull’estuario del fiume Hudson, dove le luci non si spengono mai, fra il 25 e il 27 febbraio si terrà il secondo Festival mondiale della lentezza.
Oltre al successo di incontri, workshop e conferenze sul tema, gli organizzatori si auspicano che la giornata possa rivelarsi un’occasione per riflettere sul rapporto conflittuale, e talora addirittura patologico, che abbiamo con la dimensione temporale: la fretta, come una cieca divinità, sembra dominare non solo le agende, ma anche gli scambi personali, quando non le geometrie degli affetti e la struttura delle famiglie...
Così sarà diffusa una sorta di “tavola dei comandamenti per vivere meglio”, consigli spiccioli la cui applicazione potrebbe regalarci una vita forse migliore, di certo più rilassata. Si va dal suggerimento di puntare la sveglia qualche minuto prima del solito per fare colazione senza furia, a quello di scrivere Sms facendo a meno di sigle, abbreviazioni e “emoticons”; vengono proposte anche piccole rivoluzioni dei costumi personali, come quella di leggere anziché sprofondare in trance davanti alla Tv, o abituarsi a raggiungere il posto di lavoro a piedi o in bicicletta.
“Comandamenti” non solo per il benessere di ognuno, ma anche per migliorare le relazioni all’interno delle nostre comunità, e al contempo rivolti contro lo spreco energetico: dal personale al globale, quasi un “bignami” di utopie che sarebbe magnifico coltivare tutti insieme, anziché farci prendere dall’ansia uno per uno...

 

...e  perfettamente sintonizzati con  lo  "Slow  movement" ci sentiamo noialtri che, questa primavera, proveremo a traversare mezza Italia a piedi, varcare il Mediterraneo e spingerci fino a Gerusalemme.

A questo proposito, sentite qui: stiamo valutando l’opportunità di girare un documentario sull’impresa. Per completare la squadra siamo alla ricerca di due persone possibilmente già abituate a lavorare insieme: (1) operatore/direttore della fotografia e (1) fonico presa diretta disposti a condividere con noi quotidianità, fatica, gioia, chilometri, miglia nautiche, oneri e onori di quello che si annuncia come un viaggio impegnativo e fertile come pochi altri.

Road-movie-makers, battete un colpo in redazione(@enricobrizzi.it)!



postato da enricobrizzi | febbraio 21, 2008 23:27 | commenti (26)


giovedì, 14 febbraio 2008

SUPERTRAMP
Fuga dalla civiltà

[di Stefano Izzo]


È da un pezzo che non uscivo dal cinema così entusiasta. Non che sia un assiduo frequentatore di sale e multisale, ma di film, nell’epoca dei dvd e di emule, riesco a vederne un bel po’. Pur non essendo un capolavoro assoluto, Into the wild, quarta pellicola di Sean Penn come regista – un gigante davanti e adesso anche dietro la macchina da presa – mi ha tenuto incollato alla poltrona per tutti i suoi 148 minuti. Merito di immagini quanto mai suggestive, certo, ma anche di una narrazione sapiente e di una colonna sonora, firmata da Eddie Vedder dei Pearl Jam, praticamente perfetta.
Tra grandi paesaggi e citazioni care a tanti viaggiatori (London, Thoreau, Tolstoi), il film celebra il mito americano nella sua essenza, dalla frontiera all’epica on the road, al culto della wilderness. Cose semplici, ma raccontate con rabbia, senza un grammo di politically correct, senza il mito del buon selvaggio. La storia è vera: Chris McCandless, 23 anni, non vuole vivere “avvelenato dalla civiltà” e decide di tagliare i ponti con tutto, genitori, università, macchina, carte di credito. Parte a piedi e vagabonda per due anni attraverso gli Stati Uniti, fin quando raggiunge il gelo e la solitudine dell’Alaska. Là, in mezzo alla neve, trova un vecchio bus e ne fa la sua tana, iniziando l’ultima parte del suo viaggio verso se stesso, verso la sua nudità assoluta.
Alzi la mano chi, vedendo il film, non ha pensato neanche per un attimo di preparare lo zaino e mettersi in cammino.
into_the_wild

postato da stefanoizzo | febbraio 14, 2008 21:49 | commenti (27)


lunedì, 04 febbraio 2008

FINITI I GIORNI DELLA MERLA!
La primavera incombe, e qui si svela per filo e per segno cosa accadrà...



Un lungo inverno di scrittura volge al termine, ed Enrico è lieto di presentarne in anteprima i frutti agli aficionados: il nuovo romanzo si chiamerà LA NOSTRA GUERRA, è annunciato in libreria per la primavera e non farà parlare di se’ solo gli aficionados... Di cosa si tratta? Sportweek ha anticipato che è un romanzo calcistico, il che è vero solo in parte. Noi preferiamo raccontarvelo così.

...ALLELUJAH!

Per una giovinezza di classe, scrivete a bastogneATenricobrizziPUNTOit e sollazzatevi nell’ordinare - per la cifra quasi comica di dieci euro - una delle tatuatissime magliette de Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro disegnate da Maurizio Manfredi.

MODELLO 1
(boys classic cut: M, L)





MODELLO 2
(pretty girls cut: S)




postato da enricobrizzi | febbraio 04, 2008 11:08 | commenti (24)


sabato, 02 febbraio 2008

DALL’ALPE DELLA LUNA
ALLA SABBIA DI RIMINI
Francigena XXI salutò così l’ultima estate

[di Edoardo Rosso]



La strada arrampica da subito. I dieci chili di zaino rendono ogni passo uno sforzo da gestire con precisione, secondo le regole dell’inspirazione/espirazione. Il cuore pompa al ritmo tipico della corsa di resistenza, ma sto solo camminando.
Sono il più giovane e nei primi chilometri, mentre ci lasciamo alle spalle Sansepolcro, lungo il sentiero verso l’Alpe della Luna, penso che forse non ce la farò. Se non ci fosse il gruppo di amici al quale mi lega, per prima, la fiducia nel nostro condottiero (nei suoi occhi brilla qualcosa tra la saggezza e la follia) non sarei mai partito.

I polpacci induriti. Lo zaino tritura lentamente le spalle e il collo. Nel folto del bosco la luce filtra poco, il sudore inizia a raffreddare. Le tracce bianco-rosse che indicano il sentiero sono sempre più rare. Ogni volta, incontrarne una dà la forza di proseguire. Secondo la mappa ci siamo quasi.
Ancora strada. Quasi buio.
Poi ecco il rifugio.

Il fuoco inizia a divorare il tronco più grosso. La radura, fuori, riluce di luna. Distinguo a terra le ombre degli alberi tra i quali, là, scompare il sentiero di domani.
Sul tavolaccio sono sparse le provviste. L’incarto svolto del prosciutto, il formaggio che qualcuno sta dividendo in fette con un Victorinox. Noi, intorno, attendiamo le razioni.

Si ride, c’è entusiasmo per questa prima tappa. Qualcuno scherza sul fatto che stiamo mangiando un sacco di prosciutto crudo e abbiamo quasi finito l’acqua...
“Ma c’è un rubinetto qua fuori, io ho già bevuto e riempito la borraccia, vi faccio vedere...” dice uno di noi.

Con la torcia elettrica ci conduce al rubinetto.
“Ecco, guardate - dice, apre il rubinetto e caccia giù un’ avida, lunga, gollata. Poi si passa il dorso della mano sulla bocca - ahh - sospira - quel crudo mi farà bere tutta la notte!”
Tacciono tutti intorno a lui. Qualcuno ha alzato la torcia appena sopra il lavandino. C’è una tavola di legno. Sono incise tre parole: ACQUA NON POTABILE.
E’ allora che qualcuno ritiene venuto il momento di rievocare la leggenda dell’Alpe...

Questo è l’inizio della camminata estiva che ha visto Enrico e i ragazzi di “Francigena XXI” lungo i sentieri che da Sansepolcro conducono a Rimini. Quattro giorni di cammino per giungere al mare (documentati in queste foto ). Traversando la riserva naturale dell'Alpe della Luna, salendo fino al centro storico di San Marino, per scendere poi al mare costeggiando il corso del Marecchia.
Fatica, dolori muscolari, sete (tanta sete) e una incredibile inversione della scala di priorità. Non so spiegare meglio questa sensazione ma è esattamente quello che ho provato. Un capovolgimento delle necessità primarie. Dopo ore senz’acqua nè ombra è autentica la gioia di trovare una fontanella in mezzo a quattro case. E’ felicità cristallina, pura. Poter bere, rinfrescare la testa, sentire di nuovo la borraccia pesante; sensazioni che non crederesti così forti.


Ricordo la nostalgia che provai qualche giorno dopo il viaggio. In auto, sul cavalcavia, in coda. Uno sgomma pur di non darmi la precedenza. Ebbi nostalgia dei boschi, del fogliame sotto le scarpe, degli spallacci, persino dei rovi che abbiamo attraversato quando le indicazioni del sentiero finivano nel nulla. E’ pericoloso provare certe libertà, rischi di non poterne più fare a meno.

Non posso riferire in queste pagine la vicenda del gatto di Novafeltria raccontataci da un anziano autoctono della località di Verucchio interpellato circa l’opportunità o meno dei matrimoni gay, posso invece garantire che scendere a piedi dalla rocca di San Marino per arrivare, a sera, sulla sabbia ormai deserta di Rimini, abbandonare lo zaino senza smettere di camminare, entrare in acqua e correre a ginocchia alte lungo il sentiero argenteo che la luna traccia sul mare, vedere intorno a te, nell’acqua scura, le teste dei compagni emergere tra le lunghissime onde dell’Adriatico, consapevole di essere arrivato fin lì con le tue sole gambe è qualcosa capace di farti cambiare la prospettiva sulle cose, sulle tue potenzialità, quelle che la vita offre ogni giorno ma si è troppo presi da qualcos’altro per coglierle...

postato da edoardorosso | febbraio 02, 2008 13:39 | commenti (8)

   
   

Aggiornamenti del maestoso sito ufficiale e collegamenti a pagine esterne:

[online dal 18 XI 2006]


[online dal 30 X 2006]


[online dal 15 IX 2006]



[online dal 7 IX 2005]



[online dal 25 IV 2004]
Le opere dei maestri nei confronti dei quali Enrico Brizzi si riconosce debitore; i contributi dei compagni di strada, osservatori privilegiati della narrativa contemporanea e, infine, una piccola officina per non dimenticare la natura artigianale della scrittura. [leggi]

IL MAESTOSO SITO UFFICIALE
Home
Bio
Libri
Miniera
Album
Progetti
Links
Contatti




 

 















BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Blogarama - The Blog Directory