ERALOGNIS ORTNOCNI NU
De Carlo, la musica, le parole
[di Edoardo Rosso]
Vercelli, Salone Dugentesco, ore 21.
Nell’edificio dalle pareti affrescate, che nel Medio Evo ospitava i pellegrini francigeni, è allestito un palco basso ed essenziale.
Arup veste una tunica porpora, siede all’indiana davanti ai suoi tamburi. Poi, maglietta pantaloni e stivaletti neri, arriva Andrea De Carlo. Prende la chitarra acustica, si accomoda sullo sgabello e i due iniziano a suonare.

Incontro singolare, quello di sabato 6 ottobre. Nessun libro da presentare. E lo scrittore suona.
L’autore di Treno di panna (Einaudi, 1981) invita il pubblico a scrivere dei bigliettini. In stampatello, così che Arup, l’amico musicista del Bengala, possa leggerli al microfono senza difficoltà.
Tra un brano di chitarra-e-tamburi e l’altro lo scrittore risponde alle domande e propone riflessioni personali. Dall’architettura alla guerra in Iraq ai Led Zeppelin.
L’atmosfera è quella della conversazione tra amici. Persiste però una sotto traccia di sacro. Nelle parole come negli affreschi. Nel suono tribale, nella luce soffusa dei faretti che dal basso illuminano colonne e mattoni a vista di questo spitale del Duecento.
“Il romanzo vive dentro chi lo legge. Ogni libro, dentro il lettore, diventa un altro libro”.
“Tutti gli scrittori iniziano perché non possono farne a meno, ma non bisogna avere fretta. Scrivere e riscrivere. Padroneggiare la lingua per prima cosa, poi avere di che scrivere, cioè vivere”.
A fine serata De Carlo invita sul palco un altro amico, il pittore Pietro Spica, appassionato di “parole al contrario”. Convinto che un giorno potrebbe nascere una lingua che usa le parole lette nell’ordine inverso, ci accompagna in un mondo capovolto. A partire da “autore” che diventa “ero-tua” è curioso scoprire - passando per annodare / era-donna, arenare / era-nera, anomalo / (h)o la mona - che lo spagnolo embargo diventa o-grab-me (in inglese, per estensione, “o, strozzami”!).
Una serata consacrata alle parole, che si ostinano a dirci cose, persino lette al contrario.