TRAGEDIA ALL’ITALIANA
24 ore di controinformazione "democratica" sulla morte di un ragazzo
Ieri ho seguito i telegiornali fino a notte con un nodo in gola.
La morte del tifoso laziale Gabriele Sandri mi ha colpito in maniera particolare, perché anch’io ho passato molte domeniche mattina in macchina con tre o quattro amici per andare a vedere una partita lontana.
Credo non ci siano scusanti nel comportamento di un agente che scarrella la pistola e spara uno o più colpi nel bel mezzo di un’autostrada, arrivando a colpire - per errore?- un’automobile in allontanamento.
Eppure, anziché accettare la tragedia, domandare perdono e interrompere all’istante tutte le partite previste in giornata, le Autorità hanno deciso si dovesse giocare lo stesso.
Non si rendevano conto che questa decisione avrebbe innescato una protesta fuori controllo? Non si rendevano conto che gli ultras avevano tutte le ragioni per essere furibondi contro un circo che li mette ai margini arrivando a calpestare persino il diritto più elementare, quello alla vita?
Ne risponderanno alle loro coscienze, ma questo non si vede in pubblico. Per ora, sono soprattutto interessati a risponderne all’elettorato.
E allora ecco che le immagini delle proteste negli stadi e degli assalti al Coni diventano funzionali al Palazzo, che può indicare i mostri dai quali intende proteggere i bravi cittadini.
Poco importa che gli assaltatori siano gli amici e i compagni di curva di un giovane freddato senza un perché mentre era seduto in auto.
Pare che alla signora Melandri, al signor Amato e al signor Vicequestore responsabile dell’Osservatorio del Viminale interessasse una sola cosa: fare sì che la morte di Sandri non restasse l’unico fatto dal giorno.
Se era così, ci sono riusciti.
Solo Riotta, in studio, sembrava consapevole dello scollamento fra la portata degli eventi e le loro pallide argomentazioni: è un giornalista, sente l’odore della verità e della disinformazione meglio dei politici che pretenderebbero di dettare il menu delle notizie.
Purtroppo per loro, l’umanità disperata di un fratello ha bucato lo schermo cento volte più delle loro goffe frasi di circostanza: «Dopo tutti i provvedimenti speciali, hanno ammazzato mio fratello con un colpo di pistola» ha dichiarato fuori di sé Cristiano Sandri.
Questo è il fatto del giorno, non gli incidenti scatenati dai tradizionali cattivoni e nemici della quiete pubblica, i famigerati ultras, causa d’ogni male italiano.
Se la polizia spara negli autogrill, poteva capitare a chiunque di noi, aggredito, aggressore o semplice passante.
E ora, per rispettare la memoria di un ragazzo, si faccia piena luce su cosa è accaduto, questa volta senza tirare fuori la retorica sugli agenti frustrati e malpagati. Chi rispetta le forze dell’ordine le difende quando domandano divise nuove, mezzi dignitosi o aumenti salariali, non quando un loro esponente commette un errore imperdonabile, incendiando mezza Italia per la sua criminale dabbenaggine.
I COLORI CI DIVIDONO, LA PASSIONE CI UNISCE. SOLIDARIETA' ALLA FAMIGLIA E AGLI AMICI DI GABRIELE SANDRI.
Ecco l’intervista che ho rilasciato in proposito all’agenzia Dire