ESCO NEL FREDDO
già buio
[di Edoardo Rosso]
In una giornata fredda dentro e fuori, pomeriggio già buio, esco di casa e mi dirigo come una falena verso le luci del centro.
Pedalo nel fitto passeggio prenatalizio. Schivo anziani, borse, cani al guinzaglio. Coppiette in Woolrich. Branchi di piumini lucidi.
Lego la bici fuori la libreria. Traverso le porte scorrevoli e sono nel tepore.
Cerco qualcosa che mi parli di lui, che mi racconti la sua vita, le sue canzoni, le sue storie d’amore, gli amici, l’infanzia.
Non voglio cadere nella trappola di biografie scritte in fretta e uscite sull’onda della fiction rai su di lui, da poco andata in onda.
Ne sfoglio un paio. Poi lo trovo. Lo ha scritto Emanuele Di Marco, con il prezioso contributo della sorella di Rino, Anna. Si chiama “Rino Gaetano Live”, ha un formato quasi quadrato e lo pubblica Stampa Alternativa. E’ mio con 14 euro.
Il testo racconta la vita di Rino. Fuori e dentro la sala di registrazione, quello che cercavo.
Numerose foto, anche. Amici, backstage, infanzia. Le pagine del quadernetto su cui scriveva le canzoni e molti testi inediti.
Leggo. Trovo la sabbia di Crotone, la periferia di Roma e quel clima che solo gli anni settanta. Il libro mi porta oltre il nonsense di Gianna (il successo sanremese che fu un po’ la sua condanna), a scoprire l’anima autentica di quel ragazzo che sotto gli abiti del giullare celava un uomo che conosceva la vita e la poesia. Un ragazzo che avrei voluto avere come amico, per bere una cosa insieme la sera, parlare, fumare l’ultima sigaretta all’alba e altre cose così.
Se i buoni libri sono quelli, terminati i quali, vorresti che l’autore fosse un tuo amico per poterci parlare, non vale lo stesso per le canzoni?
Penso di sì e lui è quello che avrei voluto conoscere io.