L'ECLISSI FINISCE, I SUBSONICA SONO TORNATI
Nel dispositivo umano definito amore
[di Paolo Bottiroli]
Sarà parer mio, ma ho sempre trovato che i dischi dei Subsonica suonassero meglio nelle stagioni invernali, con buio e freddo fuori dalla finestra. E, sarà sempre parer mio, suonano da Dio anche durante determinati viaggi in macchina, con il paesaggio che si muove, fuori dal finestrino, come fosse un videoclip musicale.
L’aspettavo, l’ultimo disco di C-Max & Co., anche se con meno attesa dei precedenti. Gli ultimi due lavori mi avevano convinto meno di Microchip Emozionale, un disco a cui sono legato da una sorta di cordone ombelicale.
Anche il singolo La glaciazione, ascoltato le prime volte alla radio, non me la contava del tutto giusta.
Fortunatamente sono stato costretto a ricredermi, sono bastati un paio di ascolti dell’intero album per ritrovare quello che mi serviva: ritmi coinvolgenti e testi profondi e freddi, che sembrano parlarti da estremamente vicino.
La capacità di trattare di temi universali con sonorità e linguaggi diversi, senza cadere, mai, nel già detto. Da Ali Scure ad Alibi, da Veleno a L’ultima risposta.
E’ un album che suona benissimo, in queste giornate grigie di gennaio e anche in macchina, quando i fasci di luce di altre auto ti incrociano, nella corsia opposta dell’autostrada.
Erano i Subsonica che aspettavo, dal tempo di Microchip Emozionale.