sabato, 02 febbraio 2008

DALL’ALPE DELLA LUNA
ALLA SABBIA DI RIMINI
Francigena XXI salutò così l’ultima estate

[di Edoardo Rosso]



La strada arrampica da subito. I dieci chili di zaino rendono ogni passo uno sforzo da gestire con precisione, secondo le regole dell’inspirazione/espirazione. Il cuore pompa al ritmo tipico della corsa di resistenza, ma sto solo camminando.
Sono il più giovane e nei primi chilometri, mentre ci lasciamo alle spalle Sansepolcro, lungo il sentiero verso l’Alpe della Luna, penso che forse non ce la farò. Se non ci fosse il gruppo di amici al quale mi lega, per prima, la fiducia nel nostro condottiero (nei suoi occhi brilla qualcosa tra la saggezza e la follia) non sarei mai partito.

I polpacci induriti. Lo zaino tritura lentamente le spalle e il collo. Nel folto del bosco la luce filtra poco, il sudore inizia a raffreddare. Le tracce bianco-rosse che indicano il sentiero sono sempre più rare. Ogni volta, incontrarne una dà la forza di proseguire. Secondo la mappa ci siamo quasi.
Ancora strada. Quasi buio.
Poi ecco il rifugio.

Il fuoco inizia a divorare il tronco più grosso. La radura, fuori, riluce di luna. Distinguo a terra le ombre degli alberi tra i quali, là, scompare il sentiero di domani.
Sul tavolaccio sono sparse le provviste. L’incarto svolto del prosciutto, il formaggio che qualcuno sta dividendo in fette con un Victorinox. Noi, intorno, attendiamo le razioni.

Si ride, c’è entusiasmo per questa prima tappa. Qualcuno scherza sul fatto che stiamo mangiando un sacco di prosciutto crudo e abbiamo quasi finito l’acqua...
“Ma c’è un rubinetto qua fuori, io ho già bevuto e riempito la borraccia, vi faccio vedere...” dice uno di noi.

Con la torcia elettrica ci conduce al rubinetto.
“Ecco, guardate - dice, apre il rubinetto e caccia giù un’ avida, lunga, gollata. Poi si passa il dorso della mano sulla bocca - ahh - sospira - quel crudo mi farà bere tutta la notte!”
Tacciono tutti intorno a lui. Qualcuno ha alzato la torcia appena sopra il lavandino. C’è una tavola di legno. Sono incise tre parole: ACQUA NON POTABILE.
E’ allora che qualcuno ritiene venuto il momento di rievocare la leggenda dell’Alpe...

Questo è l’inizio della camminata estiva che ha visto Enrico e i ragazzi di “Francigena XXI” lungo i sentieri che da Sansepolcro conducono a Rimini. Quattro giorni di cammino per giungere al mare (documentati in queste foto ). Traversando la riserva naturale dell'Alpe della Luna, salendo fino al centro storico di San Marino, per scendere poi al mare costeggiando il corso del Marecchia.
Fatica, dolori muscolari, sete (tanta sete) e una incredibile inversione della scala di priorità. Non so spiegare meglio questa sensazione ma è esattamente quello che ho provato. Un capovolgimento delle necessità primarie. Dopo ore senz’acqua nè ombra è autentica la gioia di trovare una fontanella in mezzo a quattro case. E’ felicità cristallina, pura. Poter bere, rinfrescare la testa, sentire di nuovo la borraccia pesante; sensazioni che non crederesti così forti.


Ricordo la nostalgia che provai qualche giorno dopo il viaggio. In auto, sul cavalcavia, in coda. Uno sgomma pur di non darmi la precedenza. Ebbi nostalgia dei boschi, del fogliame sotto le scarpe, degli spallacci, persino dei rovi che abbiamo attraversato quando le indicazioni del sentiero finivano nel nulla. E’ pericoloso provare certe libertà, rischi di non poterne più fare a meno.

Non posso riferire in queste pagine la vicenda del gatto di Novafeltria raccontataci da un anziano autoctono della località di Verucchio interpellato circa l’opportunità o meno dei matrimoni gay, posso invece garantire che scendere a piedi dalla rocca di San Marino per arrivare, a sera, sulla sabbia ormai deserta di Rimini, abbandonare lo zaino senza smettere di camminare, entrare in acqua e correre a ginocchia alte lungo il sentiero argenteo che la luna traccia sul mare, vedere intorno a te, nell’acqua scura, le teste dei compagni emergere tra le lunghissime onde dell’Adriatico, consapevole di essere arrivato fin lì con le tue sole gambe è qualcosa capace di farti cambiare la prospettiva sulle cose, sulle tue potenzialità, quelle che la vita offre ogni giorno ma si è troppo presi da qualcos’altro per coglierle...

postato da edoardorosso | febbraio 02, 2008 13:39 | commenti (8)

   
   

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