Hai un bel da sforzarti a stare calmo e sfogliare il catalogo Patagonia sognando di trovarti fra i boschi insieme a un pugno d’amici.
Se le cose si affannano ad accadere fitte come in questi giorni, alla partenza del 26 aprile manca ancora mezza vita.
Tanto per dire, c’è caso che sia spuntato il main sponsor per la Roma-Jerusalem.
E la revisione della prima parte del romanzo è ormai cosa fatta. A prezzo di veglie, controveglie e sbattimenti che se li vedessero coi loro occhi, il mestiere di scrittore finisce dritto nella tabella delle professioni usuranti, ma cosa conta? L’importante è che dalla materia informe e balbettante sta sorgendo una storia definita, con tutti i suoi personaggi e voci e colori.
(Qualcuno, già me lo vedo, mi accuserà di essere politicamente scorretto. Come sa chi mi segue dai tempi di Bastogne, non sarà un cruccio devastante).
Per fortuna amici mi hanno inviato lo splendido volume Subbuteo di David Tatarsky, ISBN editore, ed è bello sfogliarlo ripensando a quando la felicità era racchiusa in un manifesto che racchiudeva centinaia di divise da calcio di tutto il mondo.
Un giusto diversivo rispetto a Ethiopian patriots, L’impero africano del fascismo e il dettagliato The italian invasion of Abyssinia della serie OspreyMen-at-arms...
Chi volesse sapere cosa lega la mitologia del calcio alle ex colonie italiane in Africa, troverà interessante il racconto di quest’uomo coraggioso.
Altrimenti, potete sempre leggere il mio CV da narratore on the road...