SCIOPERO GENERAZIONALE!
Bamboccioni di tutta Bologna, unitevi! Anzi, uniamoci! Non abbiamo nulla da perdere tranne le nostre catene, scese ormai fino a toccare terra.
Chiunque vinca le elezioni dovrà mettercela tutta: è tempo che un governo della Repubblica prenda atto della vera emergenza dei nostri tempi: la “Questione generazionale”. Alle attuali condizioni i nati negli anni Settanta non si affrancheranno mai dal precariato, non tanto lavorativo quanto esistenziale: niente certezze, pochi figli, molte ansie e frustrazioni. I nostri padri – quanti hanno fatto, o non fatto il ’68 – sembrano non rendersi conto della condanna che si prepara per l’intera società. Accumulano contributi per la pensione che noi non avremo, ricordano i bei tempi delle speranze di pace e giustizia, e intanto si blindano sempre più nell’idea che il poco o molto benessere raggiunto va difeso da indefinite forze del caos (Bin Laden, le truffe dei bond argentini, l’abbandono di Galleria Cavour da parte dei negozi storici).
Nelle società sane, il pensiero principale dovrebbe andare al futuro: che senso ha far studiare i propri figli per condannarli a guadagnare mille euro al mese fino a quarant’anni? E soprattutto che senso ha un padre pensionato enormemente più ricco dei suoi figli lavoratori?
A Bologna siamo abituati a non chiedere la carità a nessuno: non vogliamo misure speciali, assistenza o mutuo sociale. Aspiriamo solo alla possibilità concreta di realizzarci nel nostro lavoro, guadagnare quanto basta per poter pianificare un futuro, come è stato per i nostri genitori.
Se quanti ci governeranno non daranno retta a queste pacate richieste, servirà farci sentire con gli strumenti pacifici del dissenso democratico. Bologna chiama Italia: il primo sciopero generazionale è alle porte.
Enrico Brizzi
(Articolo apparso su Il Corriere di Bologna di oggi per la rubrica Ricognizioni)